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11 Ottobre 2007 - Comunicato stampa - Il costo dei servizi legali per imprese

Comunicato stampa - Il costo dei servizi legali per imprese

COMUNICATO STAMPA Giovedì, 11 ottobre 2007Un dibattito aperto tra economisti, giuristi e operatori dell’informazione che, nell’analisi delle luci e delle ombre di un sistema giudiziario italiano che arranca, ha saputo anche sfatare una serie di pregiudizi che additano all’Avvocatura di essere una delle cause della lentezza cronica dei processi in Italia. Nel seminario organizzato dal Consiglio Nazionale Forense e dalla Scuola Superiore dell’Avvocatura dal titolo “Il costo dei servizi legali”, tenutosi ieri in via del Governo vecchio, si sono innanzitutto contestate le tante ricerche sui costi della giustizia, poi riprese dagli organi di informazione. Dati non omogenei da cui emerge, ad esempio, che i compensi degli avvocati siano un “limite” alla concorrenza, un “costo” e non un “beneficio”. Eppure l’attività degli avvocati non può prescindere dalle regole processuali dettate dall’ordinamento e dalle fasi del processo. “Troppo spesso l’attività professionale dell’avvocato è definita come una prestazione di mezzi e non di risultato – ha affermato il Presidente del Cnf, Guido Alpa -.” “Se è vero che le risorse destinate alla macchina della giustizia italiana sono scarse, che gli emolumenti dei magistrati sono inferiori a quelli percepiti rispetto agli altri Paesi Ue, è anche vero che non sono gli avvocati, né la disciplina dei servizi legali, la causa della crisi dell’amministrazione della giustizia nel nostro Paese”.A proposito della recente ricerca di Confindustria, Alpa replica: “E’ troppo presto poter ribattere all’allarme di Confindustria sulla lentezza processuale, in particolare nel settore del recupero crediti e dei fallimenti. Ma tenuto conto che il sistema è in fase di riforma, che i procedimenti per le revocatorie nei confronti delle banche sono crollati e che il processo telematico aprirà scenari futuri, sono sicuro che la gran parte delle critiche che si appuntano sui costi dei servizi legali saranno destinate a dissolversi”. Dobbiamo credo - conclude il presidente del Cnf - prendere atto che allo stato attuale non vi sono dati attendibili, e che le indagini sulle cause producono prospettive diagnostiche assai discutibili. Prima dunque di porre mano a drastici rimedi e prima di imputare agli avvocati disegni eversivi, rivolti a procrastinare i procedimenti, a ritardare il giudizio, a profittare della disinformazione dei clienti, occorre effettuare studi accurati”. Il Cnf è del resto da sempre disponibile a partecipare ad una ricerca che ponga basi di partenza solide e attendibili per poter formulare proposte di riforma, che certamente non possono passare attraverso ulteriori modificazioni di natura processuale (se non nel senso della semplificazione e unificazione dei riti) e nemmeno attraverso la soppressione dei gradi di giudizio.Nella situazione odierna, insomma, i tempi del processo sono biblici ma a costi contenuti. Occorrerebbe forse, nel formulare valutazioni o giudizi, anche parziali, sulle ricadute economiche dei costi dei servizi legali, una maggiore cautela. Perché fra tutela della concorrenza e tutela al diritto di difesa non può esservi conflitto. Ciò che rende, in Italia, importante la questione del costo dei servizi legali è il suo stretto legame con la crisi e le disfunzioni del processo civile, investito da una pluralità di interventi legislativi, il cui esito – dal punto di vista dell’efficienza, di riduzione dei tempi di giudizio, di effettività delle tutele – non è stato certo soddisfacente. Occorre più che altro intervenire in una rivisitazione della geografia giudiziaria e del governo degli stessi uffici, puntando sulle nuove possibilità che il processo tecnologico offrirà al sistema Giustizia.

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