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PRESCRIZIONE, MASCHERIN (CNF): "NON ESISTONO TECNICHE DILATORIE DELLA DIFESA" - CNF News

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PRESCRIZIONE, MASCHERIN (CNF): "NON ESISTONO TECNICHE DILATORIE DELLA DIFESA"

“Tra le cause del maturare della prescrizione non possono allinearsi immaginarie e inesistenti tecniche dilatorie della difesa, sappiamo bene che quasi il 70% delle prescrizioni (per lo più di reati minori) si verifichino in sede di indagine preliminare. Qualsiasi rinvio chiesto dalla difesa non fa decorrere il termine prescrizionale. Il giudice può ammettere il numero di testi che ritiene, anche nessuno. In alcune sedi giudiziarie non si prescrive nulla a differenza di altre”. Lo scrive, in un editoriale pubblicato su Il Dubbio, il presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin, secondo il quale: "Parlare di impugnazioni come strumenti dilatori sarebbe come negare al malato di seguire tutte le strade possibili di cura o di sollievo alla malattia”. 

“Come avvocati - spiega il presidente del Cnf – siamo chiamati a garantire il diritto alla difesa per tutti, e naturalmente difendiamo l’idea di una giurisdizione fondata sul principio di eguaglianza e di solidarietà, così come è stata tracciata dalla Costituzione, ma il punto è che qualsiasi cittadino responsabile dovrebbe pretendere che i temi fondanti di una società solidale e democratica, come la giurisdizione, vadano trattati con il metodo primo delle democrazie, ovvero il rispetto delle tesi e delle idee altrui, senza criminalizzazioni e uso di distorsioni comunicative”.

“La questione della durata dei processi penali, civili, amministrativi, tributari – continua Mascherin - sarebbe come è sempre stato sotto ogni governo, facilmente risolvibile investendo in maniera importante in organico di magistrati, di personale amministrativo, di mezzi, in edilizia giudiziaria, e quindi potrebbero poi bastare pochi ritocchi processuali, e, per esempio, quanto al penale, l’istituto della prescrizione sarebbe meno rilevante a fronte di un processo garantito e di regola dalla durata ragionevole".

"Il problema, invece – conclude il presidente del Consiglio nazionale forense - è condividere l’obiettivo di un sistema sociale che garantisca il rispetto di tutti, con i limiti di ogni sistema, e che dia centralità alla dignità della persona, e soprattutto eviti che strumenti fondanti lo Stato di diritto, come la giurisdizione, diventino mezzi di propaganda politica, di scelte basate sui sondaggi, di scontro tra tifoserie. Tradiremmo lo spirito dei padri costituenti, che ben sapevano quale fosse il vero problema”.

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