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Albamonte è intervenuto al plenum Cnf di ieri: è la prima volta per un presidente Anm

Albamonte è intervenuto al plenum Cnf di ieri: è la prima volta per un presidente Anm

Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Eugenio Albamonte e la componente della giunta esecutiva centrale Silvia Albano sono intervenuti ieri mattina al “plenum” del Consiglio nazionale forense. Una presenza dal notevole significato, che rappresenta una svolta e un esplicito intento di sinergia tra magistratura associata e avvocatura. L’incontro, ha osservato Albamonte, ha offerto lo spunto per definire «una collaborazione assolutamente strategica, che può consentire ai due soggetti della giurisdizione di guadagnare uno spazio di proposta comune. Penso alla possibilità studiare ipotesi di riforma nel campo della giustizia, non tanto in ordine alla revisione complessiva del sistema processuale, quanto ad alcuni specifici punti». Tra questi, il presidente dell’Anm trova «sicuramente praticabile quello della depenalizzazione: un approccio comune di magistratura e avvocatura su questo tema non c’è mai stato. Lo si è lasciato in genere alla sola iniziativa della politica, con risultati non sempre soddisfacenti sia in termini di effettiva deflazione dei procedimenti sia riguardo alla corrispondenza tra la sanzione penale e la gerarchia dei fatti percepiti come più gravi». In generale Albamonte osserva che «più passa il tempo e più si comprende come le differenze tra le posizioni di magistrati e avvocati tendano a ridursi, se si va nel concreto». E, ha aggiunto, «in continuità con la strada seguita finora dall'Associazione nazionale magistrati, vedo una priorità: una vigilanza comune sull’investimento in risorse di personale, di dotazione tecnologica e di aggiornamento informatico. Si tratta di necessità indispensabili per allineare la giustizia italiana agli standard europei e per incidere davvero sui tempi del processo civile e penale».

Dal presidente del Cnf Andrea Mascherin, a inizio incontro, è partito appunto l’invito a una «collaborazione solida e fattiva tra magistratura e avvocatura. È evidente», ha osservato, «come all’interno di entrambe le categorie permangano ancora delle rigidità rispetto a una iniziativa unitaria, eppure è importante rendersi conto che se i soggetti della giurisdizione sono uniti nel proporre alla politica gli interventi necessari alla giustizia, finiscono per diventare una forza a cui non si può porre ostacolo. D’altronde la stessa autonomia e indipendenza dei magistrati è al sicuro a condizione che l’ordinamento preservi anche l’autonomia e l’indipendenza dell’avvocatura. La reciproca tutela e difesa attraverso la dialettica processuale», ha ricordato il presidente del Cnf, «sono la garanzia non solo dell’indipendenza di entrambi i soggetti della giurisdizione, ma anche della solidità delle istituzioni democratiche». Nel sollecitare quel percorso comune che Albamonte ha detto di apprezzare anche «per il suo approccio strategico e ispirato a uno sguardo politico d’insieme», Mascherin ha quindi invitato il presidente dell’Anm a «costituire un laboratorio permanente che lavori innanzitutto sulla organizzazione condivisa negli uffici giudiziari». Il presidente del Cnf ha infine aggiunto di essere «d’accordo su interventi non epocali di riforma ma di manutenzione ordinaria razionale, per esempio sul tema della depenalizzazione, anche in sinergia con le Camere penali. La pretesa di una manutenzione straordinaria irrazionale, come ha osservato il presidente dell’Anm, ci allontanerebbe da obiettivi viceversa assolutamente praticabili».


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