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Tunisia – Riapre Hotel Imperial di Sousse dopo l’attentato del 2015. Il Cnf inaugura convegno delle avvocature Italiana e Tunisina

Tunisia – Riapre Hotel Imperial di Sousse dopo l’attentato del 2015. Il Cnf inaugura convegno delle avvocature Italiana e Tunisina

Il 26 giugno 2015 un feroce attentato dell'Isis colpì l'Hotel Imperial a Sousse, una delle principali località turistiche tunisine. Le vittime furono 39, in maggioranza turisti inglesi. L'obiettivo di quell'attentato, come di quello di pochi mesi precedente al Museo del Bardo a Tunisi, era piegare la giovane democrazia tunisina abbattendo il cuore della sua economia: il turismo.

Chiuso dal giorno della strage, l'Hotel Imperial riaprirà il 18 maggio, nel quadro di un progetto comune, premiato con la medaglia d'oro dalla Presidenza della Repubblica italiana e sostenuto dalla presidenza della Repubblica tunisina, che ha visto la partecipazione determinante del Consiglio forense italiano.

Per l'occasione si svolgerà a Sousse dal 18 al 21 maggio, all'interno dello stesso Hotel Imperial un convegno internazionale nel quale gli avvocati italiani e quelli tunisini, insigniti del Premio Nobel per la Pace del 2015 come parte del "Quartetto per dialogo nazionale", si confronteranno per definire l'aiuto che il Consiglio nazionale forense italiano può offrire alla giovane e minacciata democrazia della Tunisia, unico paese in cui le primavere arabe si siano concluse con l'affermazione della democrazia. Al convegno parteciperanno anche i Consigli forensi della Francia e della Spagna nel quadro di un coinvolgimento non solo dell'Italia dell'Europa mediterranea nel progetto di solidarietà e appoggio alla Tunisia democratica.

E' un gesto sia simbolico che di solidarietà concreta, che nelle intenzioni del Cnf e dell'Onat, l'Ordine nazionale degli avvocati tunisini, è inteso come parte di un percorso già avviato che vede l'avvocatura italiana e quella tunisina collaborare attivamente per difendere e insaldare la democrazia e il diritto, pur in tempi di lotta al terrorismo, in Tunisia.

Dal presidente del Cnf Andrea Mascherin, a inizio incontro, è partito appunto l’invito a una «collaborazione solida e fattiva tra magistratura e avvocatura. È evidente», ha osservato, «come all’interno di entrambe le categorie permangano ancora delle rigidità rispetto a una iniziativa unitaria, eppure è importante rendersi conto che se i soggetti della giurisdizione sono uniti nel proporre alla politica gli interventi necessari alla giustizia, finiscono per diventare una forza a cui non si può porre ostacolo. D’altronde la stessa autonomia e indipendenza dei magistrati è al sicuro a condizione che l’ordinamento preservi anche l’autonomia e l’indipendenza dell’avvocatura. La reciproca tutela e difesa attraverso la dialettica processuale», ha ricordato il presidente del Cnf, «sono la garanzia non solo dell’indipendenza di entrambi i soggetti della giurisdizione, ma anche della solidità delle istituzioni democratiche». Nel sollecitare quel percorso comune che Albamonte ha detto di apprezzare anche «per il suo approccio strategico e ispirato a uno sguardo politico d’insieme», Mascherin ha quindi invitato il presidente dell’Anm a «costituire un laboratorio permanente che lavori innanzitutto sulla organizzazione condivisa negli uffici giudiziari». Il presidente del Cnf ha infine aggiunto di essere «d’accordo su interventi non epocali di riforma ma di manutenzione ordinaria razionale, per esempio sul tema della depenalizzazione, anche in sinergia con le Camere penali. La pretesa di una manutenzione straordinaria irrazionale, come ha osservato il presidente dell’Anm, ci allontanerebbe da obiettivi viceversa assolutamente praticabili».


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