Turchia, Cnf aderisce a manifestazione in ricordo di Ebru Timtik

“La tragica morte dell’avvocata turca Ebru Timtik, morta il 27 agosto scorso in stato di detenzione dopo 238 giorni di sciopero della fame, ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale l’inammissibile repressione degli avvocati in Turchia, che vengono minacciati, arrestati e condannati a lunghe pene detentive, al termine di processi svolti in violazione dei principi del contraddittorio e del giusto processo, solo perché colpevoli di svolgere in maniera indipendente la loro professione come accade anche a giudici, accademici, giornalisti e difensori dei diritti umani”. 

Lo afferma Maria Masi, presidente facente funzioni del Consiglio nazionale forense che aderisce alla manifestazione in ricordo di Ebru Timtik e in difesa dei diritti umani che si terrà domani, venerdì 11 settembre alle ore 14.30 a Piazza Montecitorio a Roma. 

Il Consiglio nazionale forense (Cnf) con una delibera del 17 gennaio scorso aveva proclamato il 2020 l’Anno dell’avvocato in pericolo nel mondo”, e denuncia da anni, anche in sinergia con il Consiglio degli ordini forensi europei (Ccbe) e l’Osservatorio degli avvocati in pericolo (Oiad), le gravi violazioni dei diritti umani in Turchia. 

La temporanea liberazione, con divieto di espatrio, dell’avvocato Aytac Unsal, coimputato nello stesso processo di Ebru Timtik, dopo 213 giorni di sciopero della fame, a causa delle sue condizioni di salute incompatibili con la detenzione, non fa venir meno la preoccupazione per la sua sorte e quella degli altri avvocati coimputati, in attesa della decisione definitiva della Corte suprema turca in un processo caratterizzato da gravi violazioni del diritto di difesa, così come accertato da una missione internazionale di avvocati, cui ha partecipato anche il Cnf nell’ottobre del 2019. Per tutti i 441 avvocati detenuti e condannati ad un totale di 2728 anni di reclusione, secondo l’ultimo aggiornamento del rapporto di Arrested lawyers initiative, per i giudici, i giornalisti, gli accademici e i difensori dei diritti umani oggetto di repressione in Turchia, il Consiglio nazionale forense insieme all’Organismo congressuale forense aderisce pertanto alla manifestazione di domani per rivolgere un appello al Governo italiano, all’Unione europea ed al Consiglio d’Europa affinché chiedano al Governo turco di rispettare i principi dello stato di diritto, l’indipendenza della giurisdizione e il diritto di difesa, nel trentennale dei principi di base dell’Onu relativi al ruolo degli Ordini degli avvocati, adottati nel 1990.


Roma, 10 settembre 2020