Corte dei Conti, Intervento del Presidente del CNF Andrea Mascherin

 

Signor Presidente della Repubblica, 

Signor Presidente della Corte, 

Signor Procuratore Generale, 

Autorità Tutte, 

Magistrati,

Colleghe e Colleghi.

 

Una prima riflessione va fatta sulla necessità che tutte le giurisdizioni e gli organismi di garanzia debbano avere una funzione comune, che è quella di tutelare i valori fondanti la nostra Repubblica, e dunque, soprattutto, il lavoro, il rispetto della dignità della persona, il dovere di solidarietà da parte dello Stato. 

Ma ciò non basta, perché diventano centrali anche le strategie per liberare le energie economiche del nostro Paese, per favorirne la crescita, per dare regole al mercato che ne garantiscano dinamiche eticamente solide, ma che al contempo non ne mortifichino gli slanci.

E allora dobbiamo concepire un corretto approccio ai principi della spesa pubblica, e dobbiamo partire schierandoci dalla parte di chi dia per scontato e presupposto che i cittadini, i lavoratori, gli imprenditori, gli amministratori, i funzionari, gli impiegati pubblici italiani, siano in larghissima parte persone oneste (lo dico perché non tutti lo pensano).

Quindi, affinché gli imprenditori possano ottenere una licenza o una autorizzazione in minor tempo, affinché gli amministratori siano liberati dal terrore di apporre una firma, affinché i pubblici dipendenti siano messi nelle condizioni di lavorare tranquillamente e di tranquillamente compiere il proprio dovere, è necessario semplificare loro la vita. 

Peraltro, sappiamo tutti che semplificare significa anche combattere corruzione e forme organizzate di illegalità, togliendo nutrimento a chi offre illecite alternative e scorciatoie alle affaticanti procedure pubbliche. 

Certamente l’onere della semplificazione spetta innanzitutto alla buona politica, altrettanto certamente, però, deve ritenersi che il ruolo della Corte dei Conti sia centrale.

È infatti compito della stessa definire il corretto concetto di spesa, da considerarsi strumento di sviluppo del Paese e non, pregiudizialmente, se non alle volte ideologicamente, come probabile spreco. Naturalmente non bisogna spendere male, ma altrettanto ovviamente necessita che il Pubblico sappia investire anche con coraggio, e che lo faccia in tutto ciò che possa essere leva di progresso. Ciò richiede che la spesa venga valutata anche come progetto nel lungo arco temporale, laddove progettare significa un inevitabile esercizio di discrezionalità nel concepire le dinamiche economiche del futuro. L’occhio del controllore, dunque, dovrà sempre più sviluppare un angolo di visuale, in parte, e per così dire, manageriale.

Vi sono poi gli investimenti che per propria natura debbono guardare ad ampi orizzonti, pensiamo solo alla messa in sicurezza del territorio, alla tutela del patrimonio artistico, alla edilizia scolastica, a quella giudiziaria, agli interventi nel sociale, ecc... 

I criteri di spesa devono anche assicurare alla Pubblica Amministrazione prestazioni adeguate da parte di imprese e professionisti. Non può pensarsi che prestazioni sottocosto possano garantire la necessaria qualità, e non può ammettersi che la Pubblica Amministrazione possa essere indotta a mortificare la dignità dei lavoratori autonomi, ad es. con bandi che prevedano compensi pari a zero euro, come accade. Restando in argomento pagamenti, è necessario affrontare e risolvere quello del ritardo negli stessi da parte degli enti pubblici, anche essere un buon pagatore è indice di corretta gestione contabile.

Da rilevare, ancora, la centralità della funzione consultiva e di analisi della Corte dei Conti, la quale sempre più dovrebbe essere rafforzata nel proprio ruolo di supporto e di indirizzo per il cittadino e per la Pubblica Amministrazione. Penso del resto che la vera prevenzione si faccia sostenendo il cittadino in forma consulenziale, non moltiplicando fattispecie di reato, o innalzando le pene.

A tal proposito, ritengo che una serena riflessione vada fatta sull’attuale struttura del reato di abuso di ufficio, che così com’è finisce con l’essere tanto facilmente contestabile e altrettanto difficilmente poi sostenibile in tesi di accusa, con il pericolo di rivelarsi soprattutto un freno psicologico a operare per gli amministratori pubblici.

Al controllo della Corte deve quindi essere riconosciuta una forte centralità rispetto a altre forme di verifica in qualche modo assimilabili, magari fondate su una minore specifica competenza, con il rischio di creare sovrapposizioni non sempre facilmente gestibili tra loro.

Ma perché quanto appena sopra sia vero, affinchè la Corte dei Conti non rischi di essere guardata con “sospetto” o come “problema”, necessita la piena applicazione in seno a essa delle regole del giusto processo, del pieno contradditorio e della piena dialettica. Solo così, con il completo dipanarsi del ruolo della Difesa, la Corte dei Conti potrà dire tracciati i confini, non aggredibili, della propria giurisdizione.

C’è un altro aspetto, fra i tanti, per cui magistratura contabile e avvocatura dovranno sempre più agire in sinergia, ed è il concretizzarsi di quello che è, e potrà essere, il contributo della intelligenza artificiale. La stessa richiederà d’essere controllata da una giurisdizione attrezzata e non comprimibile dalla tecnologia, i dati forniti dagli algoritmi dovranno essere verificati in contradditorio, le regole etiche dovranno essere enucleate e condivise da tutti gli operatori del diritto.

In conclusione, e certamente, va coltivata l’idea di uno Stato al servizio del cittadino, che è poi il miglior algoritmo, (inteso come procedimento risolutivo di un problema), che possiamo e che dobbiamo costruire insieme.

Buon lavoro a Tutti.

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