Amanda Knox, Mascherin: "Contrastare giustizialismo e gogna mediatica"

 

Modena, 15 giugno 2019 - «Il valore di questo incontro è dato dalla opportunità di ascoltare la parte emotiva di una esperienza come quella vissuta da Amanda Knox e da quelli che come lei si sono trovati in casi simili. Per questo non comprendo le polemiche sulla sua partecipazione oggi e soprattutto mi dispiace che sia stato anche un avvocato a dire che Amanda non avrebbe dovuto essere qui. Gli avvocati sono gli ultimi che possono pensare che una persona che è stata processata, al di là dell’esito finale, debba essere punita con l’ostracismo». 

Lo ha detto dal palco del Festival della giustizia penale in corso a Modena il presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin intervenuto alla tavola rotonda sul processo mediatico insieme alla giovane americana Amanda Knox.

«Occorre contrastare - ha proseguito il presidente del CNF - il dilagare di una cultura giustizialista, ossia l’idea che ci sia una vera giustizia solo quando c’è una condanna. Chiunque si trovi al centro di un accertamento giudiziario non deve per questo essere considerato colpevole. Giusto processo e pena tesa al recupero non vuol dire che chi sbaglia non debba essere giudicato o che non debba pagare se ha commesso un reato. È pertanto fondamentale assicurare la corretta idea del giusto processo, con l’essere umano al centro, come garantisce la nostra Costituzione. Non dobbiamo confondere inoltre il processo mediatico, che esce completamente dai binari della garanzia, con l’informazione e le indagini mediatiche: la spettacolarizzazione e il sensazionalismo possono alimentare un’opinione pubblica colpevolista fin dalle indagini. E’ necessario porre dei limiti al processo mediatico che contrasta fortemente con lo Stato di diritto, che spesso viola il rispetto alla privacy e che rischia di esercitare un condizionamento indebito nei confronti degli operatori della giustizia». 

E ad Amanda Knox dice: “Conoscendo la professionalità della magistratura e della avvocatura italiana, se io fossi indagato e soprattutto se fossi innocente, preferirei di gran lunga farmi giudicare in Italia e farmi difendere da un avvocato italiano e non negli Stati Uniti da una giuria popolare». 

 
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