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26 nov 2020

Leggi razziali, Masi (CNF): "Riabilitazione avvocati ebrei restituisce giustizia e dignità


Roma, 26 novembre 2020 - “L'atto di riabilitare, seppure con un atto simbolico, gli avvocati radiati dall'albo a seguito delle leggi razziali del 1938, assume oggi un significato particolare. Soprattutto in questo momento storico, unico nella sua tragicità, in cui il rischio di percepire come vulnerabili garanzie ineludibili e diritti fondamentali è ancora più alto”.
Lo ha detto la presidente facente funzioni del Consiglio nazionale forense, Maria Masi intervenendo all’adunanza dell’Ordine degli avvocati di Roma per l’annullamento dei provvedimenti assunti contro gli avvocati a seguito delle leggi razziali.
“Le leggi razziali colpirono per primi proprio i professionisti e principalmente gli avvocati – ha affermato la presidente Cnf Masi – ma va sottolineato, ed è una nota dolente, che in questo furono coinvolti gli ordini professionali e parte della magistratura e della avvocatura che intesero condividere quelle scelte nonostante il giuramento professionale a difesa dei diritti fondamentali”. 
“Il Consiglio nazionale forense – ha proseguito la presidente Cnf - di recente ha condiviso, patrocinato e collaborato alla pubblicazione  del volume “Razza e Ingiustizia”, presentata al Senato nel 2018. Il volume, curato da Marcello Pezzetti e Antonella Meniconi, ricostruisce tutta la vicenda ed è significativo, cogliere alcuni aspetti anche sotto il profilo giuridico. Da un lato il tentativo di considerare possibile e legittima l'impugnazione dei decreti di espulsione dall’albo e dall'altra, nel merito, il mancato coraggio del Consiglio superiore forense a prendere le distanze dalle 'condizioni' che avevano consentito l'emanazione delle leggi razziali”.
“Quindi anche se solo formale – ha concluso la presidente del Consiglio forense - non è trascurabile, nell’atto di cancellare quei decreti, l'importanza, principalmente per due ragioni: perché restituisce, anche se solo simbolicamente, giustizia ai colleghi e perché restituisce dignità all'avvocatura, anche a quella che è stata complice di questa barbarie, affinché chi oggi esercita la nostra professione coltivi la memoria e non dimentichi mai il ruolo e la funzione a cui è chiamato”.




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