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9 Ottobre 2014 - Fisco e contribuenti: rafforzare le procedure di collaborazione tra amministrazione finanziaria e cittadini all’insegna di un fisco più equo

Fisco e contribuenti: rafforzare le procedure di collaborazione tra amministrazione finanziaria e cittadini all’insegna di un fisco più equo

Venezia  Collaborare alla costruzione di un nuovo rapporto tra fisco e contribuente, che rafforzi gli strumenti di “compliance” tra amministrazione finanziaria e cittadini, che valorizzi la fase amministrativa per individuare il punto di equilibrio tra pretesa tributaria e diritto al rispetto della capacità contributiva.
E lasciare a ipotesi residuali e significative il ricorso al giudice tributario; anch’esso coinvolto in un nuovo assetto che ne promuova la qualificazione nella dialettica con un avvocato specializzato.

E’ sul piano di un necessario salto di qualità dei rapporti tra l’amministrazione finanziaria e i cittadini, i professionisti, le imprese, che –pur dai diversi punti di vista – si sono ritrovati oggi il Consiglio Nazionale Forense e i vertici dell’Amministrazione finanziaria e dell’organo di autogoverno della Giustizia tributaria, dopo un confronto aperto e franco sull’esercizio della delega fiscale, sull’attività di accertamento e riscossione, sull’assetto della giustizia tributaria.
L’occasione è stata la tavola rotonda “Fisco, economia, capacità contributiva. Il ruolo dell’avvocatura”, promossa dal CNF in occasione del XXXII Congresso forense in corso a Venezia per iniziativa della commissione delle questioni tributarie coordinata da Antonio Damascelli.
Hanno partecipato il vicepresidente del CNF Ubaldo Perfetti, il nuovo presidente di Equitalia Vincenzo Busa, il direttore della Direzione della Giustizia tributaria del Ministero dell’Economia Fiorenzo Sirianni, il presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria Mario Cavallaro e Bruno Lo Giudice, presidente dell’Unione nazionale camere avvocati tributaristi.
Ha coordinato il vicedirettore del Sole 24 Ore, Salvatore Padula.
L’iniziativa del CNF si inserisce nel percorso per l’affermazione del decalogo per un Fisco equo, inviato alle istituzioni a Giugno 2013, per continuare sulla strada del confronto con la istituzioni e per promuovere un rapporto equo tra fisco e contribuenti, sotto il profilo sostanziale (imposte e capacità contributiva) e processuale (contenzioso).
Il CNF ha proposto l’estensione della procedura di conciliazione anche al giudizio di Cassazione; ha suggerito di rivedere l’ordinamento dei giudici tributari, rendendoli terzi rispetto all’amministrazione finanziaria; ha richiesto la modifica dei sistemi di accertamento e riscossione, guardando alla “qualità” del debito tributario e non solo puntando alla “quantità” e programmando l’attività di accertamento. Una riflessione a tutto campo dunque, che non limiti l’attenzione dell’avvocato al solo aspetto processuale, del contenzioso con il Fisco.
“In questa particolare situazione economica che grava sui cittadini e sui professionisti, con un carico fiscale che va spesso al di là del sostenibile, il CNF si è chiesto come promuovere il miglior sistema di amministrazione fiscale. La potestà impositiva non può essere “illimitata” e il favore del fisco non può prevalere sul principio costituzionale di capacità contributiva nonché sulla certezza del diritto che in campo comunitario viene considerato un principio fondamentale dell’Unione. Agli avvocati si chiede di non soffermarsi esclusivamente sui profili di legittimità dell’azione amministrativa ma di controllare l’istruttoria e all’Amministrazione si richiede una maggiore esplicitazione dei contenuti degli accertamenti e dei dati empirici piuttosto che il rinvio astratto ai principi generali”, ha sostenuto in apertura dei lavori Damascelli.
Il vicepresidente Perfetti ha ricordato che la correttezza fiscale è un canone deontologico per gli avvocati, sanzionato disciplinarmente ma si è chiesto cosa è possibile fare per evitare un carico fiscale eccessivo sui giovani avvocati. Il confronto si è per lo più sviluppato sull’aspetto “empirico” del rapporto impositivo, sulla definizione dei fatti in concreto e sul rapporto tra amministrazione finanziaria e cittadini per il tramite di una specializzata difesa tecnica, affidata agli avvocati. Il ricorso ad una impostazione di “mera legittimità”, sia da parte dell’amministrazione finanziaria che da parte dei cittadini del rapporto tributario, con la predilezione degli aspetti “formali” ha suscitato un contenzioso enorme.
Sirianni ha annunciato che è in valutazione l’allargamento della procedura di mediazione ad enti diversi dalle agenzie delle entrate e ha sottolineato come sia essenziale l’azione condivisa, corretta e legittima di amministrazione e cittadini per un sistema- come quello italiano- basato sull’autotassazione. Ed ha sottolineato i principi della delega fiscale che mirano a riequilibrare il rapporto tra le due parti: la sospensione estesa a tutti i gradi di giudizio; l’ammissione alla compensazione in caso di sentenza a favore del contribuente passata in giudicato; l’immediata esecutività delle sentenza con il rimborso parziale di quanto versato illegittimamente all’erario.
Busa, alla prima uscita pubblica come presidente di Equitalia, nel dare atto di una sostanziale correttezza culturale dei contenuti del decalogo, ha sottolineato il ruolo strategico degli avvocati- specializzati- anche per la corretta impostazione sin dalle prime battute del rapporto tributario e per la risoluzione preventiva delle questioni impositive.
Come linea guida della prossima attività, ha evidenziato l’intenzione di lavorare nella missione comune all’amministrazione finanziaria di svolgere un “servizio corretto, equilibrato, rispettoso e condiviso”.
Sui temi dell’assetto della giustizia tributaria, Cavallaro ha evidenziato la necessità di restituire alla Cassazione il vero giudizio di legittimità circa il rapporto impositivo, rinunciando alle declaratorie di inammissibilità come strumento deflattivo. Quanto ai giudici tributari, ha sottolineato che il 42% è togato ma che una percentuale proveniente dalle classi professionali deve essere preservato. Lo Giudice ha denunciato la “schizofrenia” del legislatore che da una parte punta alla specializzazione del giudice dall’altra- nella delega fiscale- ha allargato la platea dei professionisti a cui affidare la difesa tecnica davanti alle commissioni tributarie.

Claudia Morelli
Responsabile Comunicazione e rapporti con i Media
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