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3 Ottobre 2014 - Lampedusa, il CNF: “Mai più tragedie in mare. Potenziare i visti per motivi umanitari”

Lampedusa, il CNF: “Mai più tragedie in mare. Potenziare i visti per motivi umanitari”

Roma. Oggi si celebra la prima giornata della Memoria e dell’Accoglienza, alla quale il Consiglio Nazionale Forense e la Scuola superiore dell’avvocatura partecipano per ricordare le 368 vittime del naufragio di un anno fa nei pressi delle coste di Lampedusa.

Nel ricordo vivido di quelle vittime e delle altre migliaia (si stima 3000 nell’ultimo anno) che hanno perso la vita in mare nel tentativo di raggiungere le coste italiane, l’Avvocatura rinnova il proprio impegno per contribuire alla individuazione di iniziative volte, se non ad evitare, quanto meno a limitare il più possibile il rischio di tragedie in mare. In relazione all’esperienza e agli approfondimenti sulle normative italiane ed europee, maturati nei sei mesi di attività del Presidio Lampedusa - la task force di avvocati coordinati da CNF e Scuola superiore dell’avvocatura , operativi sull’isola a supporto delle autorità nazionali deputate al soccorso e alla prima accoglienza dei migranti - si è avviata una riflessione per la modifica del Testo unico Immigrazione e del regolamento attuativo, finalizzata alla implementazione dei “visti per motivi umanitari”.
Pur nella consapevolezza che la materia dell’immigrazione debba essere affrontata dall’Europa, con strumenti coordinati e validi in ciascun Paese Ue, è altrettanto vero che ai singoli stati rimane la possibilità di adottare soluzioni che possano in qualche modo rendere più sicuro e legale il viaggio in Europa.

Tra queste, tra i vari strumenti che già la normativa comunitaria prevede e che potrebbero essere implementati maggiormente, vi sarebbe l’adozione in Italia di un visto a validità territoriale per fini umanitari (già disciplinato dal codice visti Ue e dal codice frontiere Schengen), in relazione alla circostanza che in massima parte i migranti fuggono da Paesi in guerra o in emergenza ambientale. Il visto dovrebbe consentire l’ingresso sicuro e legale in Italia e, entro tre mesi massimo, l’accesso alla procedure per il riconoscimento della protezione internazionale (riconoscimento dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria) o della protezione umanitaria.
Questo sistema potrebbe limitare le stragi in mare e contribuire a combattere fenomeni criminosi come la tratta di esseri umani.

Il 13 e 14 novembre a Roma si terrà la IV conferenza europea delle scuole forensi dedicata proprio al tema “Migranti, accoglienza e diritti umani -La responsabilità dell’avvocato europeo”

Claudia Morelli
Responsabile Comunicazione e rapporti con i Media
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E mail: claudiamorelli@consiglionazionaleforense.it