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Avvenire: «Molti avvocati in difficoltà. Ora si pensi anche a noi».

Masi (CNF) a Avvenire: «Molti avvocati in difficoltà. Ora si pensi anche a noi».

La presidente facente funzioni del Consiglio Nazionale Forense, Maria Masi, lancia un appello al governo dalle pagine di Avvenire: «Servono interventi urgenti. L'avvocatura avanza proposte da introdurre con la legge di conversione del decreto Cura Italia». Intervista di Vincenzo R. Spagnolo.

«La situazione è difficile. Sulla carta, la nostra attività professionale non è sospesa, ma nei fatti gran parte delle udienze, se non urgenti, è stata rinviata. Però continuiamo a pagare gli affitti degli studi, gli stipendi dei dipendenti per chi ne ha e ad affrontare spese. E se questa situazione perdura a lungo, su molti potrebbe incombere il tracollo… ». Maria Masi, avvocato civilista del Foro di Nola, è la presidente facente funzioni del Consiglio nazionale forense, che rappresenta i circa 250mila avvocati italiani. A loro nome, il Cnf ha appena donato alla Protezione civile 250mila euro per l’acquisto di materiale sanitario. Ma al contempo, ha inviato al premier Giuseppe Conte e ai ministri di Economia, Lavoro e Giustizia Gualtieri, Catalfo e Bonafede due lettere in cui si invocano interventi urgenti: «Il decreto Cura Italia, purtroppo, non ha considerato i liberi professionisti. Noi avanziamo una dozzina di proposte, formulate come emendamenti, da inserire in Parlamento durante l’iter di conversione in legge del testo».

Quali sono le misure più urgenti?

Intanto, che venga consentito alla Cassa Forense di effettuare interventi di sostegno e supporto agli iscritti colpiti dalla crisi economica generata dalla pandemia, in deroga ai regimi vincolistici ordinari e per tutto il tempo necessario. Libererebbe almeno in parte lo Stato dall’onere di provvedere direttamente.

Oltre ai 'principi del foro', la realtà dell’avvocatura è fatta anche di professionisti con redditi medio bassi. Come stanno affrontando questo momento?

Con grande preoccupazione. Perciò, abbiamo chiesto al governo che la corresponsione 'con automatismo assoluto' dell’indennità di 600 euro mensili, prevista per altre categorie, venga disposta anche in favore degli avvocati che hanno ridotto o sospeso l’attività. Inoltre, sul piano fiscale, chiediamo la disapplicazione totale o parziale della ritenuta di acconto per il 2020, il riconoscimento di un credito di imposta di 1.500 euro mensili da utilizzare in compensazione dei tributi di marzo, aprile e maggio 2020 e la disapplicazione per l’anno in corso degli Isa, gli Indici sintetici di affidabilità fiscale. In più, molti avvocati vantano crediti spettanti per il patrocinio a spese dello Stato: chiediamo che le parcelle già emesse siano liquidate subito. E che, per tutta la durata dell’emergenza Covid–19, sia possibile compensare i debiti fiscali coi crediti.

State riuscendo a lavorare in smartworking?

Ci proviamo: anche fra noi ci sono mamme coi figli piccoli, ad esempio. Ma non tutto si può fare da casa. E in questi giorni potremmo avere difficoltà nel conferimento della procura del cliente in casi urgenti, come la difesa di vittime di violenza. Chiediamo che, in questa fase, la procura si possa acquisire a distanza.

Cosa accadrà agli impiegati degli studi legali che, a emergenza finita, dovessero trovarsi ancora in difficoltà?

È necessario che lo Stato dia un paracadute. Abbiamo proposto l’attivazione degli ammortizzatori sociali per i dipendenti degli avvocati, per evitare che all’angoscia del contagio si sommi l’incertezza del futuro.