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Anno giudiziario 2021, Intervento Masi (CNF) - CNF News

null Anno giudiziario 2021, Intervento Masi (CNF)

29 gen 2021

Anno Giudiziario 2021, Intervento della Presidente facente funzioni del CNF, Maria Masi

Cerimonia presso la Suprema Corte di Cassazione

L’Inaugurazione dell’anno giudiziario ha sempre un significato importante ma quest’anno ne assume uno ancora maggiore. Lo scorso anno, in questo consesso, ci eravamo posti la domanda se potessimo considerare l’esercizio della giurisdizione pienamente orientata secondo la Costituzione.

Oggi - consapevoli che la tenuta del sistema è stata messa a dura prova dall’emergenza sanitaria e dalle sue complessive ricadute e che i soggetti individuati come responsabili della tenuta della stessa, ovvero la politica ma anche avvocati e magistrati, sono stati attinti dalla necessità di adattare lo svolgimento delle attività alle rinnovate esigenze, con l’impegno non trascurabile di salvaguardare in ogni caso ruolo e funzione - sappiamo che la giurisdizione, quale strumento di garanzia e di equilibrio nell’ottica della risoluzione dei conflitti, ha rischiato e tuttora rischia di essere sacrificata.

È evidente quanto e come la giustizia stia pagando il prezzo di approcci semplicistici finalizzati al rimedio e mai alla soluzione; della mancata visione d’insieme, necessaria e funzionale a qualsiasi proposta di riforma; del mancato o comunque non adeguato investimento in risorse umane, strutturali e infrastrutturali, il cui rafforzamento, al contrario, è passaggio necessario a garantire l’effettività della tutela giurisdizionale.

Garanzia questa che, mai come nel corso dell’anno appena compiuto e, purtroppo si teme, anche per quello in corso, si rende necessaria, oltre che urgente, in conseguenza della situazione di emergenza generata dalla diffusione dell’epidemia. Garanzia che, fortemente condizionata, a tratti inibita, ha alterato il già fragile equilibrio tra i rapporti civili, etico sociali, economici, alimentando il senso di sfiducia nei confronti della giustizia e di chi la amministra.

La crisi della giustizia è però problema che purtroppo prescinde dal momento e investe la società e la comunità civile, ai cui margini, ancora una volta, è relegata la tutela della Persona, soprattutto se detenuta, tenuto conto delle attuali condizioni degli istituti penitenziari.

Anche nella bozza del piano nazionale di ripresa predisposto dal Governo ci si sofferma, soprattutto, sulla prospettiva economica, là dove si osserva che la lentezza della giustizia mina la competitività delle imprese, la propensione ad investire nel Paese e impone azioni decise per aumentare la trasparenza e la prevedibilità dei procedimenti civili e penali in termini di durata.

In realtà, bisognerebbe riuscire ad ammettere che la prevedibilità della durata dei procedimenti civili e penali, anche nei termini dell’auspicata ragionevolezza, è condizionata dalle risorse (poche) e dall’inadeguatezza degli strumenti a disposizione, non certo dalle indefettibili garanzie difensive che non vanno e non possono essere sacrificate in nome di altri interessi pubblici o privati.

Essenziale, nell’esercizio della giurisdizione, il pieno svolgimento del confronto processuale, ancorato alle garanzie ed espressione di diritti non comprimibili, soprattutto se riferiti ai più deboli, ai soggetti fragili. Ha destato e desta molta preoccupazione, perciò, la non gradevole sensazione provata dall’Avvocatura, nel constatare che i progetti di riforma del processo civile e del processo penale sono orientati a spostare il baricentro delle garanzie proprie del giusto processo, in un’ottica non condivisibile  di mero efficientismo.

L’Avvocatura, nel corso di questi lunghi e difficili mesi, ha dovuto resistere (non sempre riuscendovi) al rischio di una paralisi dell’attività giudiziaria che ha fortemente inciso sull’irrinunciabile aspettativa di tutela dei cittadini; ha dovuto subire le conseguenze

di provvedimenti che non hanno ritenuto di dovere considerare, in adeguata misura, la necessità per gli avvocati di accedere, in sicurezza, agli uffici giudiziari. Le disposizioni organizzative, rimesse ai singoli capi degli Uffici, infatti, oltre a essere difformi su tutto il territorio nazionale, si sono rivelate, spesso, preclusive all’esercizio dell’attività difensiva, espletata nell’esclusivo interesse della parte assistita.

Ecco perché qualsiasi proposta di riforma della Giustizia deve valorizzare la prospettiva della tutela della persona e non può limitarsi a quella prettamente economica.

Ed è proprio in questa prospettiva che si inserisce la proposta dell’Avvocatura per il Piano nazionale di ripresa, in linea con quanto osservato negli ultimi anni, anche dalle istituzioni europee e internazionali, le quali hanno evidenziato il ruolo del sistema giustizia nell’assicurare lo sviluppo di una società inclusiva e caratterizzata da più ampi livelli di benessere collettivo, là dove si riesca a garantire ai consociati la soluzione migliore rispetto all’aspettativa di tutela da ciascuno espressa. Non si tratta di considerare solo la riduzione dei costi e dei tempi dei processi ma di migliorare la qualità della funzione destinata ai consociati e alle imprese, affinché il sistema giustizia riporti effettivamente al centro la persona e il suo bisogno di tutela.

Tre le linee conduttrici della proposta: razionalizzazione e semplificazione del quadro normativo esistente; miglioramento dell’organizzazione della giustizia; accrescimento delle professionalità e delle competenze specifiche degli operatori del settore.

In quest’ottica si inserisce anche l’invocazione di un modello organizzativo che sia preciso nella definizione di ruoli, compiti e attribuzioni rispettose delle prerogative costituzionali assegnate agli attori essenziali della funzione Giustizia e cioè la Magistratura e l’Avvocatura.

Diamo atto alla Magistratura della considerazione rivolta all’Avvocatura, ritenuta coessenziale all’esercizio della funzione, affinché recuperi efficienza, prestigio e il ruolo centrale che merita.

Confortati da questa consapevolezza, ci auguriamo che possano superarsi gli ultimi, ma non pochi ostacoli, all’auspicata, oltre che necessaria, reale collaborazione ed effettiva interlocuzione, nell’interesse superiore delle istituzioni che rappresentiamo e dei cittadini cui dobbiamo assicurare tutela. Mi riferisco, in particolare, alla dovuta considerazione dell’apporto che la magistratura onoraria fornisce all’esercizio della  giurisdizione, alla composizione dei Consigli Giudiziari e al ruolo e alla funzione degli avvocati che ne fanno parte.

Nel formulare osservazioni al progetto di riforma sull’ordinamento giudiziario, in tema di accesso alla magistratura, abbiamo evidenziato e richiamato l’opportunità di una formazione congiunta che partendo dall’Università, approdi ad un percorso comune di specializzazione.

A proposito di effettiva ed efficace interlocuzione voglio sottolineare, anche in questa occasione, la proficua collaborazione tra Avvocatura e Corte Suprema di Cassazione, nell’affrontare e risolvere i problemi legati anche agli aspetti pratici dell’accesso alla giustizia e allo sviluppo del processo telematico che tiene conto delle indefettibili garanzie di difesa, avviato e sperimentato, non senza difficoltà, nella fase emergenziale e che diventerà pienamente operativo nei prossimi mesi.

Viviamo un tempo in cui è facile cedere alla tentazione del pessimismo eppure, se siamo consapevoli dei valori che siamo chiamati a difendere - e sono quelli espressi (e non solo enunciati) dalla nostra Carta - l’eguaglianza, la libertà, la solidarietà, sono certa che troveremo il modo, responsabilmente e con il massimo impegno, vocati al corretto funzionamento della giustizia, di  rendere possibile la realizzazione di un nuovo o meglio rinnovato concetto di comunità della giurisdizione e, per l’effetto, di un nuovo rinnovato concetto di Democrazia.

Auguro a tutti buon lavoro.

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