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L.Bilancio, Cnf e Garante nazionale: No a tagli all’amministrazione penitenziaria - CNF News

null L.Bilancio, Cnf e Garante nazionale: No a tagli all’amministrazione penitenziaria

23 dic 2022

L.Bilancio, Cnf e Garante nazionale: No a tagli all’amministrazione penitenziaria

Un forte appello affinché il Governo, nella legge di Bilancio, non tagli i fondi destinati all’amministrazione penitenziaria, le cui risorse economiche sono già insufficienti per le attività rieducative e per un accettabile livello di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti.

Il Consiglio nazionale forense e il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale si uniscono in una riflessione sulle condizioni degli Istituti penitenziari e della detenzione e manifestano l’urgenza che Governo, Parlamento e i ministeri interessati promuovano interventi normativi organici che garantiscano conformità al dettato costituzionale.

«L’auspicio – afferma la Presidente del Cnf, Maria Masi - è che tutte le componenti istituzionali, con il necessario coinvolgimento dell’avvocatura istituzionale e associativa, nonché con il contributo ineliminabile del Garante nazionale, avviino una riflessione seria, che, attraverso interventi normativi organici e funzionali, garantiscano che le condizioni della detenzione siano ispirate al principio di umanità e assicurino che l’esecuzione della pena avvenga in maniera conforme al principio costituzionale della rieducazione del condannato.

Secondo il Presidente del Garante nazionale, Mauro Palma, «lo stato della detenzione nel nostro Paese, la cui criticità è segnalata non soltanto dalla densità della popolazione detenuta ma anche dal numero degli atti di suicidio, ad oggi 82, che si sono verificati nel corso di quest’anno, richiede una serie di interventi urgenti e indifferibili che non possono attendere la realizzazione di progetti di natura edilizia, pur necessari in una prospettiva di prossimo futuro».

Il Cnf e il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà hanno individuato tra i primi obiettivi da perseguire: l’aumento degli standard di vita detentiva; l’incremento del personale che opera negli Istituti penitenziari anche con l’introduzione di nuove professionalità qualificate per trattare le diverse condizioni di disagio e di fragilità della popolazione detenuta; l’inclusione delle persone detenute nel tessuto sociale anche attraverso l’aumento di istituti di restrizione a custodia attenuata; la riabilitazione e la risocializzazione di chi sconta una pena anche attraverso la promozione dell’accesso al diritto allo studio e l’offerta di opportunità concrete di lavoro; la riduzione dei limiti all’accesso alle misure alternative.

Obiettivi – cui in prospettiva si aggiunge la costruzione di nuove strutture per redistribuire su base nazionale la popolazione detenuta nel rispetto degli standard dettati dalla Cedu e dagli organi sovranazionali,  del principio di territorialità dell’esecuzione della pena, della distinzione tra l’esecuzione di misure cautelari, pene brevi e pene superiori ai cinque anni di reclusione – che possono essere raggiunti semplificando le procedure per le decisioni del magistrato e del tribunale di sorveglianza; rivedendo  modalità e presupposti di accesso alle misure alternative e le preclusioni all'accesso ai benefici penitenziari; aumentando le opportunità di lavoro retribuito intramurario ed esterno e di attività di volontariato; intervenendo, con misure specifiche, a tutela delle donne recluse e delle detenute madri; riducendo i casi di restrizione intramuraria in via cautelare alla quale bisognerebbe far ricorso solo quale extrema ratio e in casi di reati gravi, abbandonando la logica “carcerocentrica” in favore di una logica di razionalizzazione dell’utilizzo del sistema di restrizione carceraria e intramuraria limitato ai soli casi di effettiva pericolosità sociale.



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