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Iran, Cnf: ferma condanna violenza contro proteste morte Mahsa - CNF News

null Iran, Cnf: ferma condanna violenza contro proteste morte Mahsa

02 ott 2022

Iran, Cnf: ferma condanna violenza contro le proteste per morte Mahsa

Il Consiglio Nazionale Forense esprime la più ferma condanna della violenta repressione in atto in Iran, ad opera delle forze di sicurezza governative, delle pacifiche manifestazioni di protesta per la morte di Mahsa Amini, la ventiduenne ragazza curda morta per le torture subite dalla “Polizia morale”, che l’aveva arrestata il 13 settembre scorso, per non aver indossato in modo consono l’hijab, il velo che le donne iraniane sono costrette ad indossare in pubblico dal compimento dei nove anni di età.

L’attivista Hadisf Najafi, di soli 20 anni, impegnata sui social contro l’obbligo del velo, è una delle tante persone che hanno perso la vita in questi giorni di protesta, in cui tra le migliaia di arrestati, ci sono anche avvocati e giornalisti.

La violazione dei diritti fondamentali in Iran raggiunge il suo apice proprio nei confronti delle donne, la cui dignità viene umiliata e calpestata in spregio ai più elementari principi di uguaglianza, libertà e non discriminazione contenuti nella dichiarazione universale dei diritti umani e nelle convenzioni internazionali.

Il Consiglio Nazionale Forense esprime solidarietà a quanti si battono in Iran per chiedere il rispetto della dignità umana e delle libertà fondamentali e agli avvocati iraniani difensori dei diritti umani arrestati per aver legittimamente esercitato la professione, alcuni dei quali ingiustamente condannati a pesanti pene detentive negli anni scorsi, come Nasrin Satoudeh, condannata a un totale di 38 anni e 148 frustate, nota per essersi impegnata nella difesa delle donne e dei bambini vittime di violenze domestiche, di molti attivisti e giornalisti iraniani e per aver difeso la libertà delle donne di scegliere se indossare il velo, e i colleghi Abdolfattah Soltani, Mohammad Najafi e Amirsalar Davoodi, tutti vincitori del Premio diritti umani 2019 del Consiglio degli Ordini Forensi d’Europa.




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