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2017.03.30 seminario rappresentanza di genere nelle istituzioni - Cassazione

Aggiungi al calendario 30/03/2017 30/03/2017 Europe/San_Marino La rappresentanza di genere nelle istituzioni. Strumenti di riequilibrio organizzato dalla Scuola Superiore della Magistratura in collaborazione con l’Associazione Donne Magistrato Italiane Roma , Piazza Cavour - Corte Suprema di Cassazione - Aula Giallombardo false DD/MM/YYYY ayZPkOYVJzAzmRsuKmsK13015

La rappresentanza di genere nelle istituzioni. Strumenti di riequilibrio

organizzato dalla Scuola Superiore della Magistratura in collaborazione con l’Associazione Donne Magistrato Italiane

Data e luogo
30 marzo 2017, ore 14,45
Roma , Piazza Cavour - Corte Suprema di Cassazione - Aula Giallombardo

Programma

 

Saluti

 

Renato Rordorf– Primo Presidente Aggiunto della Corte di cassazione

 

Carla Lendaro – Presidente dell’ADMI

 

Coordinamento e conclusioni

 

Prof. Gaetano Silvestri − Presidente della Scuola Superiore di Magistratura, Presidente emerito della Corte costituzionale

 

Ne discutono

 

 

Prof. Avv. Massimo Luciani – Prof. ord. di Diritto costituzionale

Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

 

On. Donatella Ferranti ‒ Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati

 

Cons. Maria Rosaria Sangiorgio – Consigliere della Corte di cassazione, Componente del Consiglio Superiore della Magistratura

 

Prof. Avv. Marilisa D’Amico – Prof. ord. di Diritto costituzionale

Università degli Studi di Milano

 

Avv. Maria Masi – Consigliera del Consiglio Nazionale 

 

Oggetto – L’evoluzione del quadro legislativo in tema di riequilibrio della rappresentanza di genere nelle istituzioni si è arricchita sia a livello nazionale sia a livello regionale di nuove disposizioni finalizzate alla effettiva partecipazione delle donne alla politica ed agli uffici pubblici in attuazione dell’art. 51 Cost.

In linea generale, a livello nazionale, meritano menzione le previsioni che in tema di composizione del Governo hanno  introdotto il principio di pari opportunità nell’accesso sia agli uffici pubblici sia alle cariche elettive (legge n. 244 del 2007) e quelle dettate in materia di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti che impongono all’interno degli statuti la promozione dell’obiettivo della parità di genere attraverso l’indicazione di misure e azioni positive  (d.l. n. 149 del 2014, convertito dalla legge n. 13 del 2014).

Per le elezioni al Parlamento europeo sono state introdotte disposizioni volte a rafforzare la rappresentanza di genere, prevedendosi in particolare la composizione paritaria delle liste dei candidati e tre preferenze che devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza (legge n. 65 del 2014).

Per le elezioni regionali e degli enti locali sono state emanate disposizioni espressamente finalizzate a promuovere il riequilibrio della rappresentanza di genere nei Consigli e nelle Giunte degli enti locali o nei Consigli regionali (legge n. 215 del 2012, legge n. 56 del 2014 e legge n. 20 del 2016).

In particolare, con la legge 23 novembre 2012, n. 215 è stata introdotta una disciplina innovativa volta a promuovere il riequilibrio della rappresentanza di genere nelle amministrazioni locali e nei Consigli regionali, riservando nel procedimento elettorale dei Comuni almeno un terzo delle candidature per ciascun sesso ed introducendo la doppia preferenza di genere; si prevede altresì che gli Statuti comunali devono contenere norme per assicurare condizioni di pari opportunità e garantire la presenza di entrambi i sessi nelle Giunte comunali.

La legge 7 aprile 2014, n. 56, all’interno di un disegno di riorganizzazione delle Città metropolitane e delle Province, ha introdotto la regola secondo cui nelle Giunte dei Comuni con popolazione superiore a tremila abitanti, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore alla percentuale del 40%.

Con la legge 15 febbraio 2016, n. 20, per garantire l’equilibrio della rappresentanza tra donne e uomini nei Consigli regionali si è stabilito che, qualora la legge elettorale preveda l’espressione di preferenze in ciascuna lista i candidati dello stesso sesso non devono eccedere il 60% del totale e che possono essere espresse almeno due preferenze, di cui una di sesso diverso, pena l’annullamento delle preferenze successive alla prima.

Per le elezioni nazionali con la legge 6 maggio 2015, n. 52 (c.d. Italicum), per l’elezione della Camera dei deputati, è stato previsto un sistema di garanzie per il riequilibrio della rappresentanza di genere che consiste nell’adozione della “doppia preferenza di genere” assistita da quote di riserva delle candidature per il sesso sottorappresentato. Viene prescritto, a pena di inammissibilità delle liste che: a) nel complesso delle candidature circoscrizionali di ciascuna lista, nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore alla percentuale del 50%; b) nei collegi plurinominali i candidati e le candidate sono collocati in lista in ordine alternato; c) i candidati capolista dello stesso sesso non possono superare la percentuale del 60% del totale di ogni circoscrizione.

La compatibilità con la nostra Costituzione del criterio delle cosiddette “quote rosa” è stata, in un primo momento, esclusa dalla Corte costituzionale (sentenza n. 422 del 1995).

Dopo l’introduzione del nuovo testo dell’art. 117 Cost., ma in data anteriore alla modifica dell’art. 51 Cost., la Corte ha precisato che i vincoli imposti dalla legge per conseguire l’equilibrio dei generi nella rappresentanza politica non devono incidere sulla «parità di chances delle liste e dei candidati e delle candidate nella competizione elettorale» (sentenza n. 49 del 2003).

Poi, con la sentenza n. 4 del 2010 – di cui è stato redattore il Professor Silvestri ‒ in occasione dell’esame di una norma della legge regionale della Campania (art. 4, comma 3, della legge Regione Campania 27 marzo 2009 n. 4) che, per la prima volta nell’ordinamento italiano, ha previsto la cosiddetta “preferenza di genere” (disponendo, in particolare, che l’elettore può esprimere uno o due voti di preferenza e che, nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile ed una un candidato di genere femminile della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza), la Corte ha considerato la regola censurata assolutamente inidonea a prefigurare un risultato elettorale o ad alterare artificiosamente la composizione della rappresentanza consiliare.

Peraltro, il principio di parità di trattamento e rappresentanza ha trovato nella giurisprudenza sia ordinaria sia amministrativa una effettiva valorizzazione e riconoscimento.

In questo quadro, con riferimento alla normativa sulla costituzione e il funzionamento dell’organo di autogoverno della magistratura, andrebbero valorizzate le soluzioni di riequilibrio di genere proposte dallo stesso CSM, già nella consiliatura precedente all’attuale.

Nella delibera del 2 aprile 2014, recante “Introduzione delle quote di risultato negli organismi rappresentativi”, veniva affermato in premessa che “una partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini ai processi decisionali costituisce elemento di giustizia sociale e condizione necessaria al migliore funzionamento della società democratica” e veniva proposta una modifica del sistema di elezione del CSM prevedendo la doppia preferenza di genere nella elezione della componente togata e la riserva di una quota minima di genere (di 1/3) sia per la componente togata sia per quella laica.

Nella ulteriore delibera del CSM del 24 luglio 2014, sulla “Partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini al processo decisionale”, veniva dato atto del “difficile equilibrio  tra l’impegno nella professione e la cura della famiglia la quale storicamente e culturalmente continua ad essere di prevalente pertinenza femminile” e veniva indicato tra  i “possibili interventi per una futura azione del sistema di autogoverno” quello di “affinare il sistema di selezione dei dirigenti, valorizzando maggiormente le esperienze professionali maturate nella giurisdizione e negli uffici giudiziari, tenendo conto della minore mobilità che caratterizza il percorso professionale delle donne e che non deve rappresentare un indiretto fattore di discriminazione”.

Ma a queste delibere non è stato dato seguito e, com’è noto, nel’attuale consiliatura tra i membri togati vi è un’unica donna: la bravissima Maria Rosaria Sangiorgio.

Metodologia – In considerazione della finalità dell’incontro (di approfondimento sulla materia e di sollecitazione ad una riflessione condivisa), i relatori illustreranno i vari profili del tema, soffermandosi sui più recenti approdi interpretativi e sulle questioni controverse, anche al fine di favorire il successivo dibattito.

Destinatari − Il seminario è destinato ai Giudici ed ai Sostituti procuratori generali della Suprema Corte, a tutti i magistrati addetti all’Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte, ai tirocinanti, a tutti i magistrati di merito ed agli avvocati ed è aperto alla partecipazione dei docenti universitari, e di ogni altro interessato.

Magistrato formatore responsabile dell’Incontro: Lucia Tria