Equo Compenso

Il Consiglio Nazionale Forense, partendo dal dato costituzionale dell’articolo 36 (che riconosce il diritto del lavoratore all’equa retribuzione) ha condotto un lungo lavoro di analisi che ha riguardato i testi di numerose convenzioni, da una parte; e la legislazione attualmente vigente in materia di equo compenso e di clausole abusive, dall’altra.

La verifica dei contenuti di numerose convenzioni che i “grandi committenti”, clienti forti come banche e assicurazioni, propongono ai professionisti legali per lo svolgimento di attività di consulenza e/o di rappresentanza in giudizio, ha fatto emergere la presenza - piuttosto diffusa ed uniforme - di clausole “capestro”, di natura abusiva nella misura in cui non rispettano la proporzione tra il compenso previsto e la quantità e la qualità del lavoro svolto dal legale su mandato della impresa. A titolo di esempio, valgano le clausole che prevedono che nel caso il giudice liquidi all'avvocato una somma a titolo di spese legali superiore a quella concordata in convenzione, la somma eccedente viene incamerata dalla banca/assicurazione; o che impongono la gratuità della attività di consulenza ed assistenza, l'onere della anticipazione delle spese a carico dell'avvocato o la non rimborsabilità delle spese vive quali quelle di trasferta.

I riferimenti legislativi a cui si è fatto riferimento nel redigere l’articolato sono la legge che ha istituito l’equo compenso per i giornalisti (legge 233/2012) e anche l’ampia applicazione da parte della giurisprudenza del principio di “abuso di posizione economica”, originariamente previsto dalla legge di disciplina della subfornitura (legge 192/98) e ora ritenuto principio generale dell’ordinamento. In sintesi la proposta di legge prevede la istituzione presso il Ministero della Giustizia di una Commissione per la valutazione dell’equo compenso nella professione forense nei casi di contratti con “clienti forti”, formata da rappresentanti istituzionali e del mondo produttivo, che definisce l’equo compenso degli avvocati iscritti all’albo e individua gli operatori economici che ne garantiscono il rispetto dandone adeguata pubblicità. Sul fronte contrattuale, sono considerate nulle le clausole che prevedano condizioni contrattuali contrarie all’equo compenso; la proposta definisce inoltre le tipologie di clausole ritenute abusive in quanto realizzano un eccessivo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del committente.

In seno ai lavori dell’Agorà degli Ordini forensi si è giunti alla elaborazione una proposta di legge con solidi agganci ordinamentali che va nella direzione imboccata dal Governo di riconoscere uno “statuto” del lavoratore autonomo, con l’approvazione del disegno di legge presto all’esame del Parlamento.
L'iniziativa rappresenta un punto di riferimento importante per tutte le professioni ordinistiche e che segna un necessario riequilibrio nei rapporti tra operatori economici, impendendo situazioni che in certi casi possiamo definire, senza mezzi termini, di prevaricazione.


Si è svolta giovedì 14 luglio 2016 la prima riunione presso il Ministero della Giustizia; i lavori proseguono con l'intesa di nuovi incontri.


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