Cassazione: Stop alla liquidazione dei compensi sotto i minimi. Il commento del Presidente CNF

Stop alla liquidazione dei compensi sotto i minimi: la Cassazione con la pronuncia 21487/ 2018 conferma e consolida la giurisprudenza in favore dell’equo compenso per gli avvocati. La decisione porta un riequilibrio di sistema a tutela del decoro professionale, come auspicato e sostenuto in ogni sede dal Consiglio Nazionale Forense.

L’ordinanza è stata accolta con soddisfazione dal presidente del Cnf, Andrea Mascherin: «La Cassazione ribadisce il divieto di deroga ai limiti minimi previsti (ora in modo ancor esplicito) dai parametri, considerati norma speciale. Assieme alle prime delibere delle Regioni per l’applicazione dell’equo compenso, si inizia a ricostruire la tutela del compenso decoroso e quindi equo».

Si fortifica, in questo modo, il filone giurisprudenziale che fissa il divieto per il giudice di liquidare sotto i “minimi” il compenso professionale dell’avvocato: già nel 2015 e nel 2016 due sentenze di Cassazione e una della Corte di Giustizia Europea avevano riconosciuto l’illegittimità di compensi tali da «violare il decoro» della professione.

I nuovi parametri forensi, esplicitati dal Ministero su sollecitazione del Cnf con il d. m. 37/ 2018 ("Regolamento recante modifiche al decreto 10 marzo 2014, n. 55, concernente la determinazione dei parametri per la liquidazione dei compensi per la professione forense”), interpretano quindi correttamente la normativa già vigente e la stessa Cassazione conferma la loro legittimità, inibendo definitivamente interpretazioni di comodo. Vi è quindi un coerente sviluppo normativo ed interpretativo giurisprudenziale, che conferma la correttezza della posizione del Cnf e la validità dei principi invocati nel richiedere la legge sull’equo compenso che - come ribadito dalla Suprema Corte - non viola i principi di libera concorrenza o della normativa europea, quando impone il rispetto di soglie numeriche minime.

Si è quindi formato un orientamento favorevole alla legittimità di un compenso che sia equo e conforme al decoro professionale che dovrà estendersi, oltre che alle liquidazioni giudiziali, anche alle determinazioni negoziali, in virtù della generalità del principio. In altre parole, l’equità del compenso dovrebbe essere vincolante non solo nei rapporti professionali con la pubblica amministrazione (principio che ha prodotto atti di indirizzo in Toscana, Puglia e Sicilia), ma anche in quelli privati.

 

 

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