Consiglio Nazionale Forense

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Congresso forense, il presidente Cnf Alpa: “La riforma della professione sia approvata anche alla Camera”.

25/11/2010 - Con la relazione del presidente del Cnf Guido Alpa si è aperto oggi a Genova il XXX Congresso forense: “Il testo approvato martedì al Senato è equilibrato e progressivo, frutto dell’unità dell’avvocatura. Le accuse sono ingiustificate e pretestuose”. All’avvocatura dice: “Solo rimanendo uniti vinceremo”.

Genova 25/11/2010. Approvazione veloce alla Camera della riforma della professione per una rafforzata qualificazione dell’avvocato, revisione delle norme sulla mediazione che rischiano un giudizio di incostituzionalità, riforme organiche della giustizia, riproposizione della figura dell’avvocato come tutore dei diritti in una dimensione europea, saldamente legato ai canoni deontologici e rafforzamento del suo ruolo di consulente anche fuori dalla aule di tribunale, vicino ai problemi quotidiani dei cittadini in linea con lo sviluppo della professione nei paesi europei.
Sono tante le strade che portano “ fuori dal tunnel” della crisi che per tanti motivi ha investito negli ultimi anni la categoria forense, indicate dal presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa che oggi con la sua relazione ha aperto il del XXX Congresso forense che si tiene a Genova in questi giorni, dal titolo “L’avvocatura al servizio dei cittadini”.
Strade che portano verso una “professione fortemente qualificata, garante della legalità, della difesa e della promozione dei diritti”, a dispetto di una crisi che “ che viene raccontata per tutti ma non per le professioni, che non sono considerate come operatori economici, contro ogni dato obiettivo che testimonia l’apporto del comparto professionale al Pil per il 15%”. “La categoria dei professionisti liberi, non essendo imprenditori, non possono contare sui sussidi mascherati dello stato, su incentivi agevolazioni fiscali e, non essendo lavoratori dipendenti, non possono contare sull’assistenza e sulle altre previdenze assicurate ai salariati”.
Per la riforma della professione. La riflessione di Alpa si chiude con un giusto motivo di soddisfazione, che diventa premessa di ogni ulteriore discorso: l’approvazione della riforma della professione votata in prima lettura dal senato martedì scorso: “Siamo in presenza di un fatto storico e confidiamo di poter persuadere anche le forze politiche che non l’hanno approvato, che il testo di riforma dell’ordinamento forense, equilibrato e progressivo, deve seguire il suo iter alla Camera senza ostacoli, intoppi e ripensamenti”, ha riferito Alpa che, incassato un risultato importante e motivo di soddisfazione per tutta l’avvocatura che sulla questione si è mossa unitariamente sotto la regia del Cnf (con l’apposito “tavolo” per la riforma), guarda già al prossimo futuro e da Genova chiede che il testo sia approvato al più presto. E lo difende dalle tante accuse “pretestuose e ingiustificate”: “il progetto non è frutto di istanze corporative”, sottolinea Alpa che attacca: “i privilegi si condividono in pochi, certo non tra gli appartenenti ad una massa che si riproduce in modo esponenziale” qual è l’avvocatura.
I dati (gli iscritti agli albi ammontano a 236mila; il reddito medio annuo non arriva a 50mila euro; in dieci anni il numero degli avvocati è raddoppiato; il tasso di disoccupazione dei giovani si aggira tra il 20 e 30%) “smentiscono di per sé ogni critica alla categoria, proveniente dalle autorità indipendenti, da esponenti del mondo politico, da associazioni di categoria di banche e associazioni”. “Il testo non è corporativo perché non è un libro d’oro dell’avvocatura: piuttosto rafforza l’impegno degli Ordini, rende più trasparente l’attività dell’avvocato, rafforza le garanzie dei cittadini. Il Senato ci ha seguito sulla consulenza e sulle tariffe, che assicurano prestazioni qualificate insieme con il tirocinio, le scuole di formazione, l’aggiornamento professionale, la specializzazione, l’assicurazione obbligatoria, la continuità nell’esercizio professionale”.
Un testo che rende giustizia dopo le supposte liberalizzazioni del decreto Bersani, entrato in crisi ben prima dell’approvazione del senato per opera della giurisprudenza della Cassazione che da ultimo ha confermato la sanzione comminata dall’Ordine di Brescia e confermata dal Cnf sull’apertura di negozi giuridica per strada (sentenza Alt n 23287/2010), contro forme di pubblicità evocative (“ragione di grande soddisfazione per l’Avvocatura); che ha avallato il ripristino delle tariffe minime obbligatorie (sent. n. 20269/2010).
Sulle specializzazioni, Alpa assicura: “abbiano tenuto conto delle previsioni concordate a un tavolo unitario. Ora siamo di fronte a una impugnativa Tar e a un testo di articolo approvato dal senato: il Cnf è aperto ai suggerimenti per migliorare il testo e far sì che gli avvocati lo considerano non un fardello ma uno strumento ulteriore di qualificazione e promozione”.
Sul potere regolamentare del Cnf avverte: non riconoscerlo è “un vulnus a tutta la categoria; come non comprendere che la nostra categoria professionale, pilastro dello Stato di diritto, può assolvere la sua funzione solo se indipendente, e tale non può esserlo se la definizione delle regole comportamentali sono assoggettate al potere esecutivo? Questo colpo di mano fa il paio con il tentativo di assoggettare ad approvazione ministeriale i codici di condotta, proposto anni fa, e poi fortunatamente abbandonato”.
Dal dopo il Bersani, comunque, deve partire la riscossa dell’avvocatura che una certa legislazione vorrebbe lasciare ai margini, aggravando la crisi anche economica della categoria: “Sono ormai molteplici gli interventi legislativi che esonerano coloro che vogliono accedere alla giustizia dall’obbligo di munirsi di difensore limitano le modalità di difesa dei diritti e degli interessi: si pensi al decreto ingiuntivo europeo, all’arbitrato bancario, al decreto legislativo sulla mediazione e conciliazione, all’emendamento proposto nel corso della discussione sul cd. processo breve che prevede la non necessaria assistenza di un avvocato nei procedimenti per equa riparazione previsti dalla c.d. Legge Pinto, alla composizione delle crisi da sovraindebitamento del debitore privato o non fallibile Prendiamo atto – ma non rimarremo inerti – del fatto che il legislatore si è studiato di precisare nel dettato normativo la non necessarietà dell’assistenza forense”, denuncia Alpa.
Contro la mediazione. Allora il primo impegno è quello di chiedere la modifica della legge sulla mediazione, in odore di incostituzionalità “Il CNF già nel giugno 2010 ha avuto modo di esprimere la sua protesta nell’indicare le ragioni della inopportunità di un sistema di conciliazione obbligatorio, della mancata previsione dell’assistenza del difensore, dei settori nei quali è prevista, delle sanzioni, della insufficiente qualificazione dei mediatori”, sottolinea Alpa. “Conviene richiamare inoltre l’attenzione non solo sulla sospetta incostituzionalità del provvedimento legislativo e dei decreti di attuazione, ma anche della possibile incompatibilità della disciplina con le regole del diritto comunitario, alla luce di una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea (cause riunite C.317/08). Ed infatti, così come progettato, il sistema è diretto a rendere vincolante la conclusione conciliativa della vertenza, a ritardare l’accesso al giudice ordinario in quanto è diretto ad investire circa un milione di controversie e quindi renderà praticamente impossibile esperire i tentativi di conciliazione entro i quattro mesi previsti dalla normativa, ed è ovviamente cagione di costi aggiuntivi – in termini di tempo che si aggiunge a quello già notevole nel quale si scandiscono i processi ordinari e in termini di aggravio economico per le parti – rispetto al naturale svolgersi delle cose. Di più. La individuazione degli ambiti nei quali la conciliazione obbligatoria deve essere tentata è assai opinabile, atteso che essa investe settori assolutamente marginali (come i contratti di comodato) e settori di grande rilevanza sociale come i danni derivanti dalla circolazione stradale”. Per la riforma della giustizia. Finora è mancato “il coordinamento delle terapie”, l’assenza di un disegno coerente e sistematico¸ si è seguito al contrario un metodo “solitario” di redazione della normativa e testi “piovuti dall’alto”. “Gli avvocati vorrebbero uscire dalla dimensione di protesta e sostenere proposte fattive e pragmaticamente utili. Una strada potrebbe essere quella di pensare “ad una Avvocatura istituzionale, che si preoccupa di aprire camere arbitrali, di promuovere lo strumento arbitrale anche per le questioni di modesto peso economico, di includere le clausole arbitrali nei contratti, in modo che siano gli avvocati a rendere giustizia, con la loro competenza, la loro sensibilità, il loro senso del dovere. Per le questioni che debbono essere affidate al giudice togato, possiamo pensare ad un giudice che sia agevolato (ma non esautorato) nel suo lavoro da un adiutore, scelto tra i migliori laureati in Giurisprudenza, tra gli aspiranti avvocati (praticanti a cui si riconosce il servizio prestato ai fini della pratica), tra i vincitori di concorso di magistratura non ancora assegnati alle loro funzioni. Per l’organizzazione delle sedi, si può pensare al decentramento.
I diritti, l’avvocato, la sua missione e la sua responsabilità sociale. “L’anima e il sostegno della missione degli avvocati sono i diritti e la loro tutela è uno dei doveri essenziali dell’avvocato”. Per Alpa, a dispetto dei testi normativi fondanti la tutela del diritti (dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea), e delle decisioni delle Corti, la piena efficacia e garanzia dei diritti umani è un obiettivo non ancora raggiunto. “Non bisogna mai abbassare la guardia”, avverte Alpa. Che evidenza come in questo perimetro di un percorso non lineare, si delinea anche una sfida e una ragion di più d’esser dell’avvocato. “In questo variegato e preoccupante scenario si rafforza il ruolo dell’Avvocatura. Spetta agli avvocati – in prima linea – rilevare le manchevolezze della legge, la lesione dei diritti, l’uso dei rimedi giurisdizionali. Una ragione in più per rivendicare all’avvocatura italiana una dimensione effettivamente europea: “I diritti sanciti dalla Carta sono tutelati da norme europee sovraordinate alle norme italiane. Ciò significa che con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona l’avvocato d’ora deve interpretare la legge nazionale che attiene ai diritti fondamentali in conformità alle norme europee e chiedere al giudice una applicazione conforme o la disapplicazione, se in contrasto con la norma europea. Si tratta di una svolta di grande rilievo giuridico e politico perché i diritti fondamentali della Carta investono tutti i principali settori della vita delle persone e della società, dai diritti civili e sociali, a quelli dell’eguaglianza, della non discriminazione, della solidarietà e della giustizia: ne vedete scorrere l’elenco, così vasto e significativo. La professione legale è perciò direttamente coinvolta nel nuovo sistema europeo del diritto e dei diritti, sotto molti profili e si sposta il baricentro della deontologia: non più solo il prestigio della categoria ma il dovere sociale della tutela del cittadino nei confronti di ogni potere”, sottolinea Alpa.

Claudia Morelli
Responsabile Comunicazione e rapporti con i Media
Tel 0039 06 68409629 Mobile 0039 3402435953
E mail: claudiamorelli@consiglionazionaleforense.it

 
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