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 Avvocatura: ora che la riforma della giustizia è approvata, si faccia quella forense

06/06/2009

Avvocatura: ora che la riforma della giustizia è approvata, si faccia quella forense. Il presidente del Cnf Guido Alpa ha chiuso oggi i lavori del seminario di Siracusa:  “Il nostro progetto tiene conto dell’interesse della collettività e non ha venature corporative”.

Noto 6/6/2009. “Abbiamo letto delle intenzioni del ministro della giustizia Angelino Alfano di procedere alla riforma della professione forense a completamento di quella della giustizia, approvata definitivamente dal Palamento. Siamo concordi: non ci può essere l’una senza l’altra”. Così ha dichiarato oggi il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa, chiudendo a Noto i lavori del seminario intitolato La riforma dell’ordinamento e della previdenza forense e il ruolo sociale dell’avvocatura, organizzato dall’Ordine forense di Siracusa in collaborazione con il Cnf, presente ai lavori, oltre che con il presidente, con una nutrita delegazione di consiglieri nazionali. Alpa ha ricordato che l’avvocatura ha espresso una proposta unitaria già all’esame della commissione giustizia del senato, che dovrebbe approvarla entro l’estate, anche se alcune modifiche proposte in sede di comitato ristretto sembrano attutirne il rigore. Tante le novità proposte dall’avvocatura, tutte rivolte a rafforzare la qualificazione professionale dell’avvocato sin dall’accesso, potenziare il controllo disciplinare, garantire la trasparenza nei confronti dei cittadini. Tra queste: la previsione di società tra avvocati, anche di natura multidisciplinari ma mai di capitali; il riconoscimento delle specializzazioni professionali; la possibilità di dare informazioni sulla propria attività; la previsione dell’obbligo per l’avvocato di curare il costante e continuo aggiornamento per assicurare la qualità delle prestazioni professionali nell’interesse degli utenti; la previsione di una polizza di assicurazione per la responsabilità civile obbligatoria; nuove regole più stringenti per la iscrizione e la permanenza nell’albo; un sistema di accesso alla professione più qualificante e infine un procedimento disciplinare che garantisca la terzietà del giudice. “La riforma ha come obiettivo fondante quello di garantire ai cittadini una prestazione qualificata, trasparente e sotto stretto controllo disciplinare. E’ importante che l’avvocatura ritrovi il senso di appartenza a una professione oggi spesso denigrata”, ha commentato il presidente del Cnf, che ha ricordato come il Cnf stia curando per il Mulino una collana dedicata alla Storia dell’avvocatura. “Le nuove spinte autoritarie” che insidiano la professione sono state esaminate dalla relazione del consigliere nazionale Giovanni Vaccaro: “Le argomentazioni dell’Autorità Antitrust sulle presunte limitazioni al mercato professionale delle nostre norme deontologiche, il giustizialismo strisciante nonostante la riforma del giusto processo, la proliferazione dei riti nel processo civile rendono difficoltoso svolgere la nostra professione. La tecnologia e l’informatica sono nuovi strumenti di lavoro, ma è importante non cedere alla deriva tecnicista della professione. Occorre preservare la consapevolezza del nostro ruolo costituzionale in difesa dei diritti, coltivare nuove discipline come l’argomentazione giuridica, parlare al giudice perché ci ascolti”. Stefano Borsacchi, la cui relazione era dedicata al rapporto tra avvocatura-media-società, ha ricordato come due ricerche commissione dal Cnf al Censis e all’università Roma Tre hanno mostrato una discrasia tra l’immagine dell’avvocato rimandata dai media (per lo più negativa) e la percezione positiva che il cittadino ha del proprio legale, riconoscendogli per lo più il ruolo di difensore dei diritti. “La responsabilità sociale dell’avvocato è già scritta nel codice deontologico forense. La qualità della nostra prestazione è paradigma irrinunciabile”. La giornata di ieri è stata dedicata all’esame dei singoli aspetti della riforma: sulle sue sorti parlamentari qualche preoccupazione è stata espressa dai consiglieri nazionali Alessandro Bonzo e Giuseppe Bassu, con riferimento alle modifiche apportate al testo in sede di comitato ristretto in commissione giustizia del senato: “In tema di formazione, per esempio, le modifiche annunciate ledono il tentativo dell’avvocatura di rendersi più affidabile verso l’esterno”, ha riferito Bassu. Per Bonzo sembra esservi “una volontà di abbassare il livello di rigore” mentre la riforma tutela “l’affidamento del cliente e del cittadino e opera nell’interesse della collettività”. Esempio ne è la norma che introduce l’obbligo per l’avvocato di stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità civile. “Un obbligo opportuno sol che si consideri che dalla violazione delle norme deontologiche può derivare all’avvocato una responsabilità civile non solo nei confronti del cliente ma anche dei terzi”, ha avvertito Lucio Del Paggio, tesoriere del Cnf. “Le norme deontologiche pongono doveri più stringenti rispetto a quelli desumibili dalla disciplina codicistica sul rapporto d’opera professionale, la cui violazione comporta una responsabilità risarcitoria”. Un esempio per tutti: l’avvocato potrebbe essere chiamato a dover rispondere del danno causato alla controparte in caso di violazione del divieto di promuovere azioni vessatorie non giustificate dall’interesse concreto del cliente. Già la Cassazione ha parlato di abuso dei mezzi processuali”. Il consigliere nazionale Fabio Florio ha ribadito la centralità della formazione e il ruolo che dovranno svolgere la Scuola superiore dell’avvocatura e le Scuole forensi. “La formazione e la qualificazione professionale sono argomenti topici quando si parla di responsabilità sociale dell’avvocatura.

Claudia Morelli
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